AMEDEO BOCCHI

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BIOGRAFIA

Amedeo Bocchi figlio del pittore Federico e di Cielia Cacciani, nacque a Parma nel 1883. All'età di 12 anni venne iscritto al Regio Istituto di Belle Arti di Parma per seguire gli insegnamenti di Cecrope Barilli . Si diplomò nel 1901 col massimo dei voti, frequentò la Scuola del Nudo a Roma dove trascorse il resto della sua vita. Sposò Rita (sua compagna di studi a Parma) nel 1906 e nel 1908 nacque Bianca, la prima e unica figlia dell'artista, ma l'anno dopo purtroppo morì la moglie Rita.
Per la prima volta nel 1910 Bocchi venne ammesso, con due dipinti, alla Biennale di Venezia, dove ammirò la grande personale di Gustav Klimt. Proprio in quell'anno Bocchi si trasferì a Padova, al seguito di Achille Casanova, impegnato a decorare l'interno della Basilica del Santo, per specializzarsi nella tecnica dell'affresco. Nel 1911 alla grande esposizione di Roma per il cinquantenario dell'Unità d'Italia, realizzò, in collaborazione con Latino Barilli, Daniele de Strobel e Renato Brozzi, la ricostruzione della Sala d'oro del Castello di Torrechiara. Qui entrò in contatto con le diverse realtà della produzione artistica internazionale e in particolare restò colpito dagli spagnoli H. Anglada Camarasa, I. Zuloaga e J. Sorolla, dal padiglione austriaco nel quale ancora una volta emergeva Klimt e dalle sperimentazioni dei Fauves. Sempre nello stesso anno si recò per la prima volta a Terracina e rimase colpito dalle sue paludi e la dura vita delle sue genti, che diverranno il centro di molti suoi dipinti. Nel 1912 ricevette la medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istruzione per il dipinto "Le tre Marie". Nel 1913, pur non aderendo ufficialmente al manifesto della Secessione Romana, Bocchi guardò con vivo interesse alla prima mostra organizzata dal gruppo. Fra il 1913 e il 1915 utilizzò le sue conoscenze nel campo dell'affresco per l'importante commissione affidatagli dalla Cassa di Risparmio di Parma per la decorazione della sala consiliare, dedicata al tema del risparmio. Gli influssi del Liberty e di Klimt vennero elaborati in maniera originale da Bocchi che realizzò una serie di affreschi. L'opera, terminata nel 1916, riscosse gli unanimi consensi della critica.
Nel 1915 ottenne il privilegio di abitare a Roma in una delle case-studio messe a disposizione degli artisti da un ricco alsaziano di lingua francese, Alfred Strohl, all'interno del parco a cui aveva dato il nome: Villa Strohl-Fern. In quel posto Bocchi trascorse il resto della sua vita realizzando una serie di grandi capolavori. Nel 1919 Amedeo Bocchi sposò, in seconde nozze, Niccolina, la sua giovane modella. Seguirono anni di felicità e di crescente successo: partecipò nuovamente alla Biennale, gli fu concessa la nomina ad Accademico di San Luca nel 1967. Nello stesso anno il presidente della Repubblica gli conferì la medaglia d'oro dei benemeriti della cultura e dell'arte per il dipinto Bianca in abito da sera alla mostra di Monza del 1926.
Purtroppo nuove tragedie familiari colpirono però l'artista: nel 1923 morì anche la seconda moglie Niccolina e nel 1934 scomparse a soli 26 anni l'adorata figlia Bianca. Gli anni che seguirono furono dedicati al ricordo e Amedeo Bocchi continuò a dipingere, anche negli anni della maturità, con inesausta passione, fino alla morte che lo colse, nella sua casa-studio di Villa Strohl-Fern, il 16 dicembre del 1976. Sul cavalletto c’è un quadro incompiuto: “Il giardiniere”, esposto ora presso il Museo a lui dedicato a Parma.