ANTONIO BALLERO

dipinti sardi, biasi teulada, melis
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BIOGRAFIA

Fu antesignano di quell'impegno che avrà seguito fra gli artisti e intellettuali della prima metà del Novecento, intorno al tema dell'identità etnica. Nacque a Nuoro nel 1864 e compì gli studi classici a Cagliari. Ventenne, scrisse il romanzo Don Zua e il racconto Vergini bionde che vennero pubblicati dall´editore Dessì di Sassari nel 1894. Collaborò con diverse riviste e quotidiani, sia locali che nazionali, con articoli e recensioni. Ma la sua vera passione fu la pittura, alla quale cominciò a dedicarsi da autodidatta in modo totale, seppure tardivo, all´età di trent´anni. Colto e aggiornato sui movimenti artistici allora contemporanei, s'interessò alla tematica della luce e del colore, che lo condussero a stabilire contatti con i pittori post-impressionisti, in particolare con il divisionista Pellizza da Volpedo. Il suo percorso d´artista è infatti in sintonia con le correnti predominanti del tempo (dal verismo al divisionismo), alle quali però non si conformò mai supinamente, ma che reinterpretò, adeguandole alla propria sensibilità. E´ il caso delle Primavere barbaricine, pitture puntinistiche dei primi anni del Novecento, e dei disegni a penna realizzati nello stesso periodo, dove ghirigori e grovigli di segni rappresentano con un singolare effetto di chiaroscuro gli uomini della Barbagia. Intorno al 1911-1912 ritornò alla tecnica veristica delle origini (Contos de focile, Veglia funebre). L´artista partecipò durante la sua carriera artistica a numerose esposizioni (tenne anche alcune personali), ottenendo lodi e riconoscimenti: il suo Autoritratto al sole fu molto apprezzato alla Quadriennale di Torino, nel 1908, tanto da essere poi riprodotto, accompagnato da un lusinghiero commento, nella Enciclopedia Sonzogno. Espose anche a Genova, Firenze, Milano, Torino, Monza (dove, nel 1924, alla mostra del ritratto femminile ottenne il diploma d´onore), Sassari, Cagliari. Due suoi disegni, esposti alla Quadriennale di Torino nelle edizioni del 1917 e del 1923 (Il Conciliatore), vennero acquistati dalla Società Promotrice delle Belle Arti. Morì a Sassari nel 1932.