COSTANTINO BARBELLA

michetti, patini, abbruzzo
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BIOGRAFIA

Nacque a Chieti nel 1852 , Poco dopo il conseguimento del Diploma di Scuola Tecnica, i genitori gli aprirono un negozio di chincaglierie, nonostante egli non fosse interessato a questo lavoro e preferisse invece modellare statuine per il Presepe, molto apprezzate dai suoi clienti. In questo periodo conobbe Francesco Paolo Michetti, già studente del secondo anno della Reale Accademia di Belle Arti di Napoli, dal quale fu incoraggiato a continuare in quest’arte ed a concorrere per il sussidio della Provincia. Poco tempo dopo la morte del padre, si trasferì a Napoli dove fu allievo di Stanislao Lista, scultore romantico e maestro di Vincenzo Gemito. Negli anni della sua formazione Costantino Barbella, si legò al gruppo degli abruzzesi amici illustri di Gabriele D'Annunzio, tra cui Tosti e Michetti, ed i loro vincoli di amicizia si rinsaldarono soprattutto per la frequentazione del Conventino di Michetti, la dimora francavillese del pittore, dove spesso erano accolti insieme ad altri personaggi di spicco, intellettuali e letterati, come Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. In virtù di questi legami, D’Annunzio, entusiasta della produzione artistica dell’amico, non solo scrisse numerose recensioni sulle sue opere ma si interessò anche della vendita e del prezzo di alcuni gruppi e statuette.
A Napoli aveva studiato e perfezionato la tecnica del modellato, specializzandosi nelle composizioni in terracotta di piccolo formato e, più raramente, di grandi dimensioni, spesso fuse in bronzo, raffiguranti soprattutto scene di vita contadina, figure rappresentative della cultura popolare e dei costumi della sua terra, opere che portarono lo scultore al successo in Italia e all'estero. Sempre nella città partenopea espose, per la prima volta e con successo, alla Promotrice del 1875, partecipando subito dopo all’Esposizione Universale di Parigi dove si era recato con l’amico Francesco Paolo Michetti. Una sua scultura, presentata alla Promotrice Napoletana, La gioia dell’innocenza, fu acquistata da Vittorio Emanuele II e donata alla Galleria di Capodimonte.
Una delle prime commissioni, pure dello stesso anno, è il gruppo intitolato La Morte, eseguito per il sepolcro dell’eroe di guerra Luigi Vicoli, testimonianza della sofferenza con cui egli stesso sentiva l’ineluttabile momomento del trapasso, rivelata da quello scheletro aggrappato a quel vivente nel tragico, fatale abbraccio. Nel 1889 Costantino Barbella sposò Antonietta Corvi, gentildonna sulmonese, con la quale si trasferì a Castellammare Adriatico. L’anno successivo nacque il figlio Bruno e nel 1894 la piccola Bianca.Per seguire meglio i lavori di fusione delle sue opere ed evitare i continui spostamenti da Castellammare a Roma, nel 1895 si trasferì nella capitale con la famiglia e qui aprì anche uno studio in via dei Greci, ampio e luminoso, dove poter lavorare con più agio. Nel 1916 fu prostrato non solo dalla prematura scomparsa del figlio ma iniziò anche ad avere seri problemi alla vista a causa di una cataratta, forse trascurata per lungo tempo.
A questo triste periodo risale il gruppo bronzeo Luce nelle tenebre, presentato nel 1920 all’Esposizione Internazionale della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, oggi conservato nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna della città, la cui versione in terracotta è invece presso il Museo chietino a lui intitolato. Morì cinque anni dopo, quasi cieco, nella casa della figlia Bianca dove viveva, accudito premurosamente anche dal genero, il barone Franco Cauli di Casalanguida.Nonostante l'enorme successo che ebbe in vita, non tutti gli studiosi sono stati generosi nei suoi confronti, tanto che la prima mostra pubblica retrospettiva venne organizzata solo nel dicembre 1934, presso il Circolo della Stampa Estera di Roma, ospitato nel Palazzo Torlonia. Sembra però che già nel 1926 i familiari e gli amici, poco pubblicizzata e quasi in forma riservata, ne avessero allestita una in Via Flaminia, rimasta aperta dal 2 al 26 maggio.