GIUSEPPE COSENZA

pittura napoletana, ottocento napoletano
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BIOGRAFIA

Rimasto orfano da bambino venne cresciuto dalla nonna, che cercò di immetterlo subito nel mondo del lavoro, facendogli frequentare alcune botteghe artigiane di sartoria e di ebanisteria. Successivamente fece il pastore, alle dipendenze di Alfonso Alfano, cui fece un ritratto ad olio. L’Alfano, nel 1853, lo fece conoscere al pittore Giovan Battista Santoro, che in quel tempo lavorava a Luzzi e che diede lezioni al ragazzo. Intorno alla prima metà degli anni ’60 il giovane, già abbastanza esperto nelle tecniche del disegno e del colore, ebbe le prime committenze, sia ecclesiastiche, eseguendo alcune opere religiose nel suo paese; sia civili, decorazioni per Luigi Barberio alla casina “Monachelle” e al suo palazzo cosentino, e altre decorazioni per Ferdinando Vivacqua, alla casina “Matarese”. Nel 1867 ebbe dalla Provincia di Cosenza una borsa di studio di 400 lire, che gli permise di trasferirsi a Napoli, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove fu allievo di Vincenzo Marinelli, il quale lo spinse a partecipare alla Grande Esposizione Artistica Napoletana del 1868, dove presentò Marina di Posillipo, Scugnizzi, Cercatori notturni di mozziconi di sigari, acquistati dall’artista parigino Maurice Locrapelle. Le migliorate condizioni economiche gli permisero di aprire studio alla Riviera di Chiaia. Nel 1872 si presentò alla “Gara Internazionale di Roma”, vincendo il primo premio; fu presente ancora con l’opera La vecchia Napoli, alla locale Promotrice. Nel 1873, chiamato dal Locrapelle, fu a Parigi, dove affrescò all’amico il suo sontuoso palazzo e dove dipinse quadri per la Chiesa di Santa Dorotea. Qui conobbe il canonico londinese prof. Welliston, che lo volle a Londra per ritoccare gli affreschi della Chiesa cattolica della Misericordia. Nella capitale inglese pensava addirittura di stabilirsi, cosa che però non fece a causa delle condizioni climatiche della città, per cui nel novembre del ’75 rientrò a Napoli e riaprì il suo vecchio studio. L’anno successivo fu chiamato dall’Amministrazione Provinciale per dipingere il salone delle adunanze, lavoro che l’artista eseguì, raffigurandovi anche la cantante spagnola Emilia Contreras, che successivamente sposò e da cui ebbe quattro figli. La Promotrice napoletana lo vide nelle edizioni: 1874, con I bagni di Francavilla e Ricordo di Chieti, dipinti in Abruzzo a casa di Francesco Paolo Michetti, di cui fu ospite; 1875, con Studio dal vero, Nella peschiera al Granatiello, Nelle paludi di Resina, Una passeggiata per mare; 1876, con quattro acquerelli, Rosina, Il mio modello, due Testine e un olio, Nel Mandracchio, così descritto da una cronaca del tempo: “E’ una specie di miniatura ad olio…disegnata con molta nettezza e gradevolmente colorita”; 1877, con Piazza del Pendino e Blitz imprudente; 1879, con Sul mare, acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Napoli; 1880, con Un residuo. Partecipò alle Mostre di Genova dal 1873 al 1885; alla Mostra di Firenze del 1874, con La raccoglitrice di frutta e Marina di Resina; e a quella di Brera a Milano dello stesso anno con Pastorella d’Abruzzo e Il cortile delle lavandaie e del 1875 con Studi di marina; alle Promotrici di Torino del 1876, con Una passeggiata nel bosco di Portici, e Una passeggiata per mare, del 1878, con Ricordo dei bagni in Abruzzo e Scinnite, signò, venite, e del 1882; all’Esposizione Italiana di Londra, del 1888, con quindici Vedute di Napoli. Nel 1886 la moglie spinse l’artista a visitare assieme a lei i propri genitori in America, ove l’artista soggiornò facendosi conoscere come pittore dipingendo, presso l’Associazione Artistica di New York, in sole sei ore, la grande tela Villaggio di negri in bivacco. Questo fatto gli consentì di essere chiamato alla carica di direttore presso la “Società World’s fair” di Chicago. Ma in questa città rimase poco, avendo forte il desiderio di trasferirsi a New York, ove si stabilì definitivamente nel 1890, assieme alla famiglia. Nel 1905 fece erigere, su progetto del figlio Raffaele, ingegnere, un edificio da lui affrescato e che tuttora esiste. Nel 1906 venne nominato Presidente Generale delle Arti nella Giuria Internazionale Colombiana, nomina che spinse il Governo Italiano a conferirgi la Commenda della Corona d’Italia. Divenuto cieco, si spense il 2 giugno del ’22 e le sue spoglie riposano nel cimitero Calvario Cattolico di New York. Fu pittore di scene popolari, di figure e di quadri sacri, ma sopratutto di vedute marinare molto luminose e realizzate con grande tecnica, per le quali divenne famoso. Scrisse anche d’argomenti d’arte (sulla pittura napoletana del suo tempo), di filosofia e di poesia e collaborò ad alcune riviste, L’Illustrazione Italiana, The Puch. Sue opere sono conservate in musei e collezioni private in Italia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti. Presente nella rassegna Rubens Santoro e i pittori della Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento, Corigliano Calabro, Aieta, Rende, 2003.