ETTORE DE MARIA BERGLER

ottocento siciliano, dipinti lojacono, leto
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BIOGRAFIA

Nacque a Napoli nel 1850 da Lorenzo De Maria, intendente dei palermitano Giovanni Riso barone di Colobria, e da Vittoria Bergler, viennese, durante un breve soggiorno della famiglia in quella città. A Palermo, dal 1875 al 1877, fu allievo di Francesco Lojacono, celebre per i paesaggi e per le marine di accurata resa realistica. Negli anni fra il 1877 e il 1880 gli fu mecenate il barone Riso, consentendogli di compiere alcuni viaggi di studio, fondamentali per completare la sua formazione artistica. A Napoli frequentò infatti gli studi di D. Morelli, E. Dalbono e di Filippo Palizzi; a Firenze entrò in contatto con le più aggiornate correnti artistiche del tempo e quindi con l'ambiente dei macchiaioli: nelle collezioni degli eredi si conservano una serie di piccoli bozzetti di "macchia" e un suo piccolo straordinario ritratto dello scultore Rinaldo Carnielo, firmato e datato Firenze 1878. Fino al 1885 trascorse lunghi periodi a Roma e a Firenze, dove lavorò moltissimo per la galleria Pisani, affermandosi come pittore di paesaggi e di scene di genere tipicamente siciliane.
Si può dire che a partire dal 1875 prese parte a quasi tutte le mostre regionali e nazionali, ed anche ad alcune esposizioni all'estero, di cui è impossibile però dare conto dettagliatamente. Va ricordata comunque la sua partecipazione all'Esposizione nazionale di Palermo del 1891-92 dove presentò Cavalli alla foce, I chierici rossi, Ricordi della Sicilia, Il primo fiore e Sei studi. Suoi dipinti figurarono anche in diverse edizioni della Biennale di Venezia. Alla Biennale del 1903, nella "sala del Mezzogiorno", oltre a un suo quadro , era esposta una scrivania-stipo in mogano eseguita dalla casa Ducrot di Palermo su disegno di E. Basile, con decorazioni in bronzo di A. Ugo e pitture del D. all'interno degli sportelli , acquistata dal ministro della Pubblica Istruzione per la futura Galleria nazionale d'arte moderna di Roma dove è tuttora conservata, nella stanza del direttore amministrativo.
Alla Biennale del 1909 ebbe una vera e propria personale, nella sala intitolata "Bellezze della Sicilia" con decorazioni e mobili eseguiti da Vittorio Ducrot su disegni di Ernesto Basile, ai quali lo legava una intensa collaborazione. Con questa serie di dipinti, Popolana di Piana dei Greci, Terrazza siciliana, Impressioni e ricordi, L'Etna visto da Taormina, Campagna di Siracusa, La Zisa, Paesaggio agrigentino, si inserì autorevolmente fra i più quotati pittori meridionali degli inizi del Novecento; ottenne infatti unanimi apprezzamenti da parte della critica, che ne lodò la scelta dei soggetti, la perizia tecnica, e la felice fusione di realismo e di morbide eleganze coloristiche.
Un settore importante della sua produzione è costituito dai numerosi ritratti, ricercati e raffinati, che egli eseguì soprattutto per la committenza palermitana nobile e borghese, in larga parte ancora oggi in collezioni private. Fra i tanti, ricordiamo lo splendido pastello raffigurante Giovanna Florio e i ritratti del Padre e della Madre, Maria Berta di Rohan arciduchessa di Madrid e Ilduca di Madrid (Palermo, Galleria d'arte moderna), e alcuni ritratti dei direttori generali del Banco di Sicilia (Palermo, sede centrale del Banco di Sicilia).
Non è da trascurare inoltre la sua attività di decoratore. A lui si devono le otto sovra porte, di gusto pre-simbolista, nel salone della direzione della Cassa di risparmio di Palermo, e le decorazioni dei piroscafi "Giulio Cesare", "Roma", "Dux" e "Caio Duilio". In collaborazione con Rocco Lentini e Michele Cortegiani eseguì gli affreschi (1893) del soffitto del teatro Massimo di Palermo. Ma il nome del D. è legato soprattutto ai notissimi affreschi della sala da pranzo del Grand Hótel Villa Igea di Palermo (1900), di puro gusto fioreale, perfettamente integrati negli ambienti disegnati e arredati da E. Basile. I bozzetti delle scene allegoriche rappresentate sono attualmente conservati presso gli eredi del pittore.
La Galleria d'arte moderna di Palermo, oltre a quelli già ricordati, conserva un nutrito gruppo di suoi dipinti: Rinaldo e Armida (1912), Taormina, Palazzo Sclafani, Stagno d'Ercole, Cigni alla fontana Pretoria, Contadina con brocca, Paesaggio, Paesaggio con fiume, Donna di Sicilia, Ritratto di signora, Ritratto d'uomo, Ritratto della signora Guarrasi (1923), Ritratto della signora Lecerf.
Altre opere del D. si trovano nelle Gallerie naz. di Capodimonte di Napoli (Ilvoto), nella Galleria naz. d'arte moderna di Roma (Sera), nella Galleria d'arte moderna Ca' Pesaro di Venezia (Curiosa, Conca d'oro) e in altre raccolte pubbliche italiane e straniere.
Dal 1913 al 1931 tenne la cattedra di pittura all'accademia di belle arti di Palermo. Morì a Palermo il 28 febbr. 1938.
Il percorso stilistico del D. appare abbastanza uniforme e nel complesso poco originale, fedele a una formula naturalistica, dal timbro evocativo e dalla pennellata morbida e luminosa derivata dal Lojacono, che spesso però scade nel bozzettismo e nella scena di genere. Ed anche nei ritratti, molti dei quali eseguiti a livelli di grande virtuosismo con la tecnica del pastello, egli ripropone gli stessi effetti di elegante naturalismo. Solo nel raffinato linearismo e nelle preziosità cromatiche delle decorazioni del salone di Villa Igea, che è da annoverare fra gli esiti più felici del liberty italiano, il D. si rivela artista attento e aggiornato, memore addirittura di certi stilemi di A. Mucha e dei Nabis.