ORESTE DA MOLIN

ottocento veneto, favretto, milesi, ciardi, da rios, rotta
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BIOGRAFIA

Nacque a Piove di Sacco (Padova) il 19 maggio 1856 da Antonio e Chiara Carraro. Fin da bambino aveva dimostrato spiccate tendenze all'osservazione e all'espressione artistica. A quattordici anni disegnava a carbone, sul muro del corridoio di casa, i maggiori avvenimenti della guerra del 1870 e i ritratti dei generali che vi avevano preso parte; e in alcuni schizzi eseguiti a quindici anni - inviati da Fersina e Ferruccio Rava, nel 1959, al figlio del D. Ettore - si scorgeva già anche una certa tendenza all'introspezione.
Dopo aver frequentato a Piove la scuola d'arte locale, nel 1873 entrò all'Accademia di belle arti di Venezia, dominata dall'influenza del Favretto e di G. Ciardi. Subito dopo, moriva il padre, a due anni di distanza dalla madre, ed egli veniva affidato alle cure di un tutore. Malgrado le difficoltà del momento continuò i suoi studi, ottenendo premi in disegno, ornato, disegno anatomico, pittura e nudo. Durante gli anni in cui egli frequentò l'Accademia veneziana, si recò per alcuni mesi a Napoli, attratto soprattutto dal Morelli. Questo soggiorno ebbe proficua influenza sulla sua produzione, soprattutto nel modellato delle figure e nell'uso del chiaroscuro. Nel 1878, alla fine del corso in Accademia, espose un quadretto di genere In attesa di un compratore, del quale Zuccolo cita uno schizzo con dicitura autografa dell'artista Mio primo quadro, conservato dai figli del pittore. In seguito ottenne dal municipio di Udine la commissione per un ritratto a cavallo del re Umberto.
Nel 1881 partecipò alla Esposizione nazionale di Milano, presentando due quadri di ambiente veneziano: I pittori xe tuti mati, soggelto umoristico, e L'ultimo ricordo di famiglia, attraversato da una vena malinconica. Quest'ultimo dipinto fu acquistato dallo stesso comitato promotore della mostra per la lotteria artistica. Nello stesso anno partecipò alla Mostra d'arte antica e moderna di Venezia, presentando il dipinto Una partita a carte. A partire dall'anno successivo, il D. iniziò ad esporre le sue opere anche all'estero: nel 1882 partecipò, infatti, al Saion di Parigi con il dipinto I pittori xe tuti mati e l'anno successivo alla Esposizione di Vienna presentò Il segno della fede e Arte e amore.
Dotato di grande umanità e generosità, durante l'inondazione del 1882 il D. lasciò Venezia, dove allora abitava, per recarsi a Piove di Sacco in soccorso agli alluvionati. In questa occasione ricevette dal governo un diploma di pubblica benemerenza. Nel 1883 partecipò alla Esposizione di belle arti di Roma con La bona fia, che riscosse molto successo. Tra il 1883 e il 1886 continuò a produrre quadri di genere e ritratti: Il saltimbanco, Venezia pittoresca, Dal calderaio. Nel 1887 partecipò alla Esposizione nazionale di Venezia con Tristitia e con il dittico Mal nutriti - Ben nutriti, acquistato dall'imperatore Francesco Giuseppe (Zuccolo, 1929, p. 120). In quell'anno, alla "Indisposizione artistica" di Venezia, presentò la Parodia dei forzati, acquistata dal comitato promotore della mostra, e la tempera I mal nutriti, che gli valse il primo premio, raffigurante, in caricature, se stesso, lo scultore A. Dal Zotto e il pittore L. Norio.
Nel 1888 partecipò nuovamente al Salon di Parigi e alla Esposizione di Milano. All'Esposizione nazionale di Palermo del 1891 inviò due quadri, Il Regno della gioia ed Il Regno del dolore, oltre ad un gruppo di disegni a penna, alcuni preparatori per il Regno del dolore, altri raffiguranti soggetti a lui cari: una testa di vecchio, uno scrivano, tre teste ed un prete con smoccolatoio, dal titolo Oscurantismo. Lo stesso anno all'Esposizione di belle arti di Brera presentò il dipinto Al Monte di pietà. Nel 1893 venne premiato all'Esposizione internazionale di Chicago, dove presentò Mal nutriti e Al Monte di pietà. Nel 1894 prese parte alla Esposizione di Lipsia con il dipinto Scrivani pubblici, acquistato dalla locale Galleria d'arte moderna. Nel 1895 presentò alla prima Biennale di Venezia un dipinto dal soggetto analogo, Diurnisti a due lire, in cui il D. volle illustrare, con accenti grotteschi, la vita disagiata degli impiegati di infimo grado, raffigurandone uno in primo piano, in atto di rosicare un osso. L'anno successivo, alla Triennale di Torino, espose il dipinto Barbieri e scrivani di Stato, che fu acquistato dal duca d'Aosta.
La produzione del D. fu piuttosto monocorde: tema ricorrente fu la "satira sociale", come venne definita nel catalogo della prima Biennale di Venezia (p. 84), talora però stucchevole nel suo filantropismo enfatizzato. Il De Pusinich distingue un primo periodo più ligio alla tradizione, mentre osserva una maggiore spigliatezza nella produzione matura, riconoscendo comunque nelle opere del D. una buona tecnica e un buon uso del colore. Il D. fu dichiaratamente estraneo a qualsiasi corrente contemporanea, e cercò sempre di seguire un indirizzo individuale nella convinzione che un quadro dovesse essere "una pagina d'un libro aperto".
Nel 1897 presentò alla seconda Biennale di Venezia il dipinto Angoscia, acquistato da Umberto I che lo donò alla Galleria d'arte moderna della città, e inviò all'Esposizione di Monaco I mal nutriti. Nel 1898 all'Esposizione di Torino presentò il quadro Scopriti passa un ferito del lavoro, opera che già nel titolo manifesta fin troppo scopertamente una tendenza sociale.
Lo stesso anno il D. lasciò Venezia e si ritirò nella nativa Piove. L'ultimo veniennio della sua attività è più conosciuto all'estero che in patria. Nel 1901, infatti, sdegnato per il rifiuto opposto dalla Biennale di Venezia alla esposizione del suo quadro Soli al mondo, preferì rivolgersi all'estero: lo stesso dipinto fu premiato all'Esposizione di Pietroburgo del 1902, collocato nella sala d'onore al Salon di Parigi del 1903 e infine, nel 1904, acquistato all'Esposizione di Monaco dal governatore dello Stato di Indiana (U.S.A.) E. Walter. Lo stesso anno il D. partecipò all'Esposizione universale di Saint Louis con il dipinto I mal nutriti, che ottenne la medaglia di bronzo.
Nel 19087 il D. fu aggregato all'Union intern. des beaux-arts et des lettres di Parigi. Nel 1911, l'Autoritratto ad acquarello del 1910 entrò a far parte della collezione del Museo civico di Padova .
Negli ultimi anni la nota malinconica andò scomparendo dalla sua produzione per cedere a un maggiore ottimismo come nei ritratti di bambini, Sii bon, Monello, Preludio, e in altre opere quali Il bacio e L'aria della nonna del 1921. Molto efficaci i ritratti del D.; fra i più noti si ricordano: Ritratto di mio zio Domenico e il pastello Ritratto di mio figlio; dell'ultimo periodo sono il Ritratto del sig. Lazzari contadino e La Bella Elena. Trattò anche la materia storico religiosa in due quadri a olio Il processo dei martiri gorgomiensi e L'esecuzione dei martiri gorgomiensi, bozzetti per due affreschi destinati alla cappella del Crocefisso nella chiesa del Santo di Padova. Gli affreschi, tuttavia, non furono mai realizzati, poiché ritenuti non adatti dai dirigenti della Veneranda Arca del Santo; in essi infatti l'intento sociale superava lo scopo religioso delle raffigurazioni. Da Molin continuò a dipingere finò alla morte che avvenne il 17 dic. 1921 a Piove di Sacco. Aveva sposato in giovane età Elisa Marini, da cui ebbe due figli, Ettore e Nerina. Ebbe una personale nel 1910 a Pontevigodarzere (Padova), un'altra nel 1920 a Piove di Sacco (centocinquanta opere fra quadri, pastelli, disegni). Nel 1935, alla Biennale di Venezia, fu presentato un suo Autoritratto e nel 1939 gli fu dedicata una mostra postuma, a Firenze, presso la galleria Materazzi.