ARNALDO FERRAGUTI

pittura ottocento emiliana, ottocento ferraresi, michetti
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BIOGRAFIA

Originario di Ferrara, ma trasferitosi a Napoli insieme alla famiglia, fu tra il 1879 e il 1882 allievo di Domenico Morelli ai corsi dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo partenopeo, esordendo nei temi dello storicismo e dell’orientalismo. In seguito al trasferimento in Abruzzo e al contatto con Francesco Paolo Michetti, conosciuto alla esposizione Internazionale di Roma del 1883 e poi assiduamente frequentato nel cenacolo di Francavilla, diede il via ad una produzione di studi dal vero, di connotazione idillico-agreste, affidati alla tecnica del pastello e dell’olio moltiplicati in una serie di spunti aneddotici fin nei tardi anni Novanta.
Alla prima triennale milanese del 1891 esponeva una grande opera di soggetto rurale, in linea con le ricerche del realismo europeo, in uno studio del vero che risentiva fortemente dell’uso della tecnica fotografica. Entrato in contatto grazie a Michetti con la casa editrice Treves, si stabilì a Milano; la collaborazione con i potenti editori divenne continua e il legame professionale si rinsaldò anche in seguito al matrimonio nel 1891 con Olga Treves: numerosissime le opere edite dai Treves da lui illustrate, come “L’Illustrazione Italiana” e libri, tra cui Cuore di Edmondo De Amicis e le novelle del Verga, e molteplici per la sua attività pittorica i riconoscimenti ottenuti in sede nazionale e internazionale. La coppia si inserì nei vivaci salotti di Villa San Remigio e Villa Cordelia, frequentati anche da Verga e D’Annunzio. Qui Ferraguti si costruì una dimora con una splendida vista sul Lago, sulla punta della Castagnola, che divenne successivamente l’Albergo Villa Tilde. Nel 1904 collaborò con Michetti alla preparazione delle scenografie per il debutto milanese della compagnia di Irma Gramatica e Ruggero Ruggeri ne La figlia di Jorio di D’Annunzio. In seguito il versatile artista diradò la produzione per dedicarsi all’attività imprenditoriale, nel ramo della chimica applicata alle belle arti e alla produzione di pergamena e cuoio artificiali. Dopo aver venduto l’attività, si stabilì a Forlì come direttore della fabbrica del “percuoio”. Morì improvvisamente nel 1925.