VINCENZO IROLLI

pittura napoletana, ottocento napoletano
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BIOGRAFIA

Irolli nasce a Napoli nel 1860, scoprì la sua passione per l'arte a diciassette anni, dopo aver visto alla Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, il "Corpus Domini" di Francesco Paolo Michetti e I "Parassiti" di D'Orsi. Nello stesso anno si iscrisse all'Accademia delle Belle Arti, vincendo due anni dopo il primo premio alla XV Mostra della Promotrice Salvator Rosa. Sebbene allievo di Gioacchino Toma la sua pittura fu invece influenzata dagli effetti cromatici di Michetti, Morelli e Mancini, che portarono nella sua tavolozza forti chiaroscuri, luci e riflessi abbaglianti e multicolori. Spinto da necessità economiche fra il 1883 e 1895 affiancò alla sua produzione migliore ed ispirata, una produzione minore, con soggetti di facile commerciabilità, e perciò frivoli e piacevoli. Si racconta che il pittore, cedeva quadretti ad un rivenditore di colori e materiali per artisti di Piazza Bellini il quale poi faceva copiare, con poche varianti i quadretti di Irolli e Postiglione, in maniera seriale, da artisti minori e bisognosi, per poco o niente, alimentando un ricco mercato. Restava operoso anche quando si ritirava in lunghi isolamenti, fra cui un lungo periodo nell'allora tranquilla Calvizzano, luogo d'origine della famiglia paterna e dove il pittore risiedeva da giovane. Agli inizi del Novecento lo troviamo abitare al Vomero, ma poi visse a lungo in Via Cagnazzi, nel quartiere Stella, verso Capodimonte. Traendo ispirazione da scene e personaggi della vita quotidiana, Irolli nella sua lunga vita, produsse una gran quantità di quadri che incontrarono i favori soprattutto della commitenza borghese, circostanza che gli nocque negli ambienti della critica italiana, perché lo fecero considerare un pittore "commerciale", giudicando severamente le sbavature sentimentali e coloristiche della sua tavolozza. Qualche critico giustifica l'accentuazione cromatica di Irolli come mezzo espressivo funzionale alla raffigurazione della carnalità e visceralità del mondo oggetto delle sue opere, quello popolare della città, i suoi vicoli, i volti degli scugnizzi, le vedute accecate dalla luce. In sostanza raffigurava lo stesso mondo che Salvatore Di Giacomo, di cui Irolli era molto amico, cantava nei suoi versi. Tuttavia la critica ha collocato uno dei due nel Panteon artistico locale e l'altro quasi fuori del recinto degli artisti. Alla Biennale di Venezia giunse più che sessantenne, sebbene l'apprezzamento di cui godeva all'estero gli assicurasse una forte e continua presenza nelle esposizioni straniere, specie in Germania. Oggi alcune sue opere sono esposte nelle Gallerie d'Arte Moderna di Torino, Milano, Palermo, a Capodimonte ed addirittura nel "Petit Palais" di Parigi. Qualche vomerese che volesse vedere da vicino un'opera di Irolli, la può ammirare nella Chiesa dei Salesiani in Via Morghen. A proposito della commercialità della produzione di Irolli, ci sembra esagerata, oltre che poco opportuna in quella circostanza, la tirata che il critico Paolo Ricci, animato da furori ideologici, pubblicò proprio in occasione della morte dell'artista avvenuta nel 1949, a mò di necrologio. Fra le tante inopportune sgradevolezze, leggiamo: "All'età di 89 anni è morto nella sua casa di Via Cagnazzi a Capodimonte il vecchio pittore Vincenzo Irolli, ultimo e più autorevole esponente di un gusto pittorico napoletano contro il quale noi stesso abbiamo lottato e continueremo a combattere per salvare la cultura pittorica meridionale dal dilettantismo, dai trucchi e dal commercialismo deteriore. Egli interpretava fedelmente i desideri e la moralità di una classe senza ideali (...), la grossa borghesia meridionale che era succeduta, dopo l'Unità d'Italia, agli ultimi esponenti di quella nobiltà feudale dei quali essa assorbì soltanto la rabbia antipopolare e sul possesso della terra. Irolli appartiene al campo della reazione. Gli elementi costitutivi della pittura irolliana sono: sentimentalismo, intenerimento pietoso, leziosaggine e moralismo demagogico, il tutto espresso con una tavolozza spietatamente accesa e grossolana, approssimativa e civettuola". Anche se la vicenda artistica di Irolli in realtà la domanda se la sua fu Arte o commercio la pone, tuttavia la critica d'Arte vista con strabismo ideologico, indipendentemente se osservata da un lato o da quell'altro, non ci piace. E ancor meno gli insulti ai funerali.