FRANCESCO LOJACONO

ottocento siciliano, lojacono, catti, de maria bergler, sciuti
ottocento siciliano, lojacono, catti, de maria bergler, sciuti

- Siete interessati alla vendita di un dipinto ad olio o un acquarello di Francesco Lojacono?

- Volete un realizzo immediato senza aspettare i tempi delle vendite all’Asta?

- Avete semplicemente bisogno di una stima delle vostre opere aggiornata agli attuali valori di mercato?


Contattatemi al:


3286628916
(anche foto via whats’up)

e/o inviate una email a:

acquistodipinto@gmail.com

o utilizzate il modulo contatti del sito qui


TORNA ALL’ELENCO DEGLI ARTISTI



BIOGRAFIA

Nasce a Palermo il 16 maggio 1838, la sua formazione, avviata dapprima presso il padre Luigi, autore di piccole e vivaci scene di battaglia, prosegue intorno al 1854 accanto a Salvatore Lo Forte e si completa a Napoli, dove si reca verso la fine del 1856, ottenuto il pensionato artistico, indirizzato dal padre alla scuola di Filippo Palizzi. I primi dipinti di Lojacono esposti a Palermo nello studio di Nunzio Morello, al rientro da Napoli nel 1859 circa, denotano una precisa influenza dei modi palizziani e delle correnti più aggiornate del realismo europeo. Insieme con il padre e il fratello Salvatore nel 1860 si associa a Garibaldi nell'impresa dei Mille; nel 1862 segue nuovamente Garibaldi in marcia verso Roma ed è fatto prigioniero in Aspromonte con Menotti e Garibaldi.
Tornato alla pittura, inizia una ricognizione dei luoghi più caratteristici dell'isola, fermandosi a lungo ad Agrigento, dove stringe amicizia con i fratelli Giuseppe e Francesco Sinatra che, nel corso dei decenni successivi, saranno fra gli estimatori e i collezionisti più convinti delle sue opere. È proprio in questo periodo, intorno al settimo decennio del secolo, che Lojacono, specializzatosi nella raffigurazione del paesaggio siciliano, elabora una particolare cifra stilistica, destinata ad avere un largo successo e molte imitazioni, contraddistinta dal perfetto equilibrio fra la visione lucidamente realistica e il sentimento lirico della natura e da una straordinaria perizia tecnica.
A partire dal 1862 e praticamente fino agli ultimi anni di vita, partecipa alle maggiori esposizioni nazionali ed estere, affermandosi in Sicilia come il più grande pittore di paesaggio dell'epoca. Né gli mancano i riconoscimenti accademici, dal momento che nel 1872 è nominato professore onorario di paesaggio presso l'Istituto di Belle Arti di Napoli e dal 1896 al 1914 è professore incaricato di "pittura di paesaggio e di marine" all'Accademia di Belle Arti di Palermo. A differenza del luminoso vedutismo fotografico delle opere degli anni Ottanta e Novanta, fra le tante citiamo Presso il Vesuvio, nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma; una Marina, nella Fondazione Withaker di Palermo; Sulla via di Romagnolo, Dopo la pioggia, Bassa marea, nelle collezioni del Banco di Sicilia. Nei dipinti dell'ultimo periodo come: Sulle rive dell'Anapo, nella Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza; Palude e Sul fiume, al tramonto, nelle collezioni del Banco di Sicilia, Lojacono, ormai interamente padrone dei suoi mezzi espressivi, fa uso di tonalità basse e di una pennellata più larga e sommaria, di vago sapore evocativo.
È impossibile qui dare conto anno per anno della sua prolifica produzione e dell'assidua sua presenza alle mostre. Va ricordata comunque la partecipazione all'Esposizione Internazionale di Vienna del 1871 con La valle dell'Oreto, all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1878 con Veduta di Palermo (1875) - ora nella Civica Galleria d'Arte Moderna di Palermo, una delle sue opere più famose - e all'Esposizione Nazionale di Roma del 1883 con L'arrivo inatteso, acquistato dalla regina Margherita per il Quirinale.
All'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, Lojacono espone L'autunno, L'estate, L'Anapo, e Veduta di Palermo dall'Ospizio Marino, quest'ultimo acquistato per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Nel dicembre 1909, al Circolo Artistico di Palermo, vengono festeggiati i suoi cinquanta anni di attività con un discorso ufficiale di Ernesto Basile, una targa degli allievi e la pubblicazione dell'entusiastica biografia di F. Colnago. Si data al 1914 il suo ultimo quadro, La raccolta delle olive, per la collezione Sinatra di Agrigento. Muore a Palermo il 25 febbraio 1915. Sue opere si trovano in moltissime raccolte private, nella Civica Galleria d'Arte Moderna e nelle collezioni del Banco di Sicilia di Palermo, nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e nella Pinacoteca di Capodimonte di Napoli. È passata per donazione al Museo Civico di Agrigento l'intera collezione Sinatra, che comprende più di ottanta dipinti di Lojacono.
Lo scrittore Salvatore Spinelli scrive :
" Lojacono è un pittore che sopravanza tutti i pittori palermitani - di nascita o di elezione - del suo tempo: Michelangelo Giarrizzo, Michele Catti, Rocco Lentini, Onofrio Tomaselli e lo stesso Luigi  Di Giovanni col quale ebbe comune la straordinaria vivezza coloristica. Fu il genius loci del Circolo Artistico - che aveva la sede nel Kassaro, a pian terreno. E diceva, con sorprendente sincerità, che il Circolo era una bella istituzione perché, "quando una volta la settimana c'è il trattamento con aperitivi, paste piccanti, paste dolci e digestivi, ci mettiamo tutti a posto e risparmiamo la cena. Con pari candore annunciava, raggiante:"Quel tonto che mi presentaste l'altra sera, immaginate, gli ho venduto il 'Monte Pellegrino', appena sbozzato: tremila lire, nientedimeno!".
Lojacono - continua Spinelli - «   sembrava pieno di sé, glorioso e borioso; ma, quale io lo conobbi, nei rari incontri, mi apparve uomo semplice, di vita modesta, innamoratissimo dell'arte e della sua Sicilia. Ce ne ha lasciato immagini indimenticabili per la luminosità, le trasparenze, la vaporosità del cielo, le sfumature e striature di toni del mare, il vivo senso  della stagione e dell'ora. Certe strade fangose e melmose - quelle erano allora le nostre "nazionali" - danno l'impressione che il carretto, avanzante tra le pozzanghere, ci debba impillaccherare. Su certi muri di campagna il sole quasi abbacina e scotta. Egli sapeva la virtù del sole che aveva infuso nei suoi quadri.