GIULIO ARISTIDE SARTORIO

fregene, affresco camera dei deputati, secessione romana, novecento romano
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BIOGRAFIA

Giulio Aristide Sartorio nasce a Roma l’ 11 febbraio 1860. Artista poliedrico è stato un pittore, scultore, scrittore e regista cinematografico italiano. Allievo del padre Raffaele e del nonno Girolamo, entrambi scultori e pittori di origine novarese, studia da autodidatta, esegue copie di affreschi, mosaici, quadri e statue delle basiliche e dei musei romani e all'inizio dipinge per artisti italiani e stranieri che firmano i suoi quadri con il loro nome. In questa attività (abbastanza fortunata, visto che a 19 anni ha già uno studio a via Borgognona) si rifà a una pittura commerciale, di genere o di ambiente settecentesco e nello stile di Mariano Fortuny. Lavora dal vero nella campagna romana, ed espone nel 1882 all'Esposizione di Roma il dipinto Malaria, ora nel Museo argentino di Córdoba, nello stile verista, adottato dal Michetti e dal Palizzi. Coltiva anche relazioni nel giro artistico-mondano di Roma: collaborando con la rivista Cronaca Bizantina, stringe amicizia con D'Annunzio, conosce Carducci e Edoardo Scarfoglio. Nel 1886 illustra il romanzo dannunziano Isotta Guttadauro, dove appare la sua adesione alla poetica preraffaellita di William Holman Hunt, John Everett Millais e Ford Madox Brown. Nel 1889 si reca a Parigi col Michetti, esponendo con successo I figli di Caino, premiato con medaglia d'oro. Ospite del Michetti a Francavilla al Mare, si applica al paesaggio, interpretato secondo un gusto decorativo, e approfondisce la tecnica litografica e fotografica. Nel 1893 aderisce al gruppo di Nino Costa In arte libertas. Ma i suoi gusti vanno alla pittura di carattere liberty e di derivazione letteraria, come appare tanto nelle illustrazioni de Il Convito di Bosis quanto nel trittico Le vergini savie e le vergini stolte nel Museo di Roma. Dopo un viaggio in Inghilterra, per conoscere direttamente il preraffaellismo, dal 1895 al 1899 è in Germania, professore nell’Accademia di Weimar, dove conosce Nietzsche e i simbolisti tedeschi e produce Diana di Efeso e gli schiavi e La Gorgone e gli eroi, nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. In Italia fa parte del Gruppo dei Venticinque, paesaggisti della Campagna romana, esponendo nel 1914 a Venezia ottanta tempere e contemporaneamente dipinge fregi allegorici a chiaroscuro per le Biennali veneziane del 1905 e del 1907, le decorazioni di gusto simbolista per l’Esposizione di Milano e il fregio allegorico per la nuova aula della Camera dei deputati, in Palazzo Montecitorio, dal 1908 al 1912. Tale fregio è composto da 50 tele, realizzate con la innovativa tecnica dell'encausto. Tale tecnica permetteva una maggiore rapidità nell'esecuzione e una maggiore resistenza agli agenti atmosferici rispetto al più tradizionale affresco. Viene nominato insegnante dell’Accademia di Belle Arti di Roma, nel 1915 parte volontario nella prima guerra mondiale, dove viene ferito e fatto prigioniero. Liberato, torna al fronte illustrando ventisette episodi bellici di un realismo fotografico.
Sartorio è ormai divenuto un artista ufficiale. Negli anni venti viaggia in Egitto, Siria e Palestina, in Sud America accompagnando una propria mostra itinerante, in Giappone e nel Mediterraneo. Nel 1925 sottoscrive il "Manifesto degli intellettuali del Fascismo", e nel 1929 è nominato accademico d'Italia. Nel 1930 gli viene affidata la decorazione del duomo di Messina, di cui completa i bozzetti, ma non il mosaico. Muore a Roma il 3 ottobre 1932.